Il poliedrico Renato Rascel

Per tanti ragazzi e ragazze che da oggi, anzi da ieri, festeggeranno quest’anno un quarto di secolo, così oggi si ricorda una scomparsa nel mondo dello spettacolo, avvenuta proprio 25 anni fa…il poliedrico Renato Rascel.

Renato Rascel, pseudonimo di Renato Ranucci, era proprio un’artista poliedrico, uno di quelli che oggi verrebbero chiamati “performer”, proprio perché sanno reggere il confronto con una performance totale, animandola in ogni genere in cui si presenta.

Renato Rascel era prima di tutto un comico, poi un attore di teatro e di cinema, un musicista e un ballerino quando doveva essere ciò e anche un intrattenitore radiofonico e televisivo. Di lui si ricordano sketch e canzoni del genere della Rivista come “Attanasio Cavallo vanesio” o “Alvaro piuttosto corsaro” o ancora “Tobia la candida spia”. Per questo genere di rappresentazioni collabora, per svariati anni, con il duo Garinei e Giovannini, instaurando un rapporto autentico nelle arti, generatore di successi a bizzeffe.

Nel mondo del cinema riesce a farsi dirigere da Mario Soldati e da Franco Zeffirelli, nel film “Gesù di Nazareth” da quest’ultimo, dove interpreta un cieco. Successivamente si mette alla prova in televisione con i celebri “Racconti di padre Brown”, mentre la radio e l’operetta sono quelle passioni, specie l’ultima, che fin dall’adolescenza si fanno strada in Renato Rascel e per cui l’artista avrà sempre un occhio di riguardo.

Avendo conosciuto Rascel per caso, suggerisco di dedicare 4 minuti alla visione del “Piccolo Corazziere”, datato 1956, per comprendere l’unicità di uno dei tanti “Renati” della storia contemporanea italiana. 

Fonte Immagini: Google Images