L’America di Elio Vittorini

Negli anni scolastici Elio Vittorini è uno di quelli scrittori che non si affronta, spesso per mancanza di tempo e ancora più spesso per la lunghezza e complessità dei programmi didattici. Ecco così che non conosco Elio Vittorini e che oggi lo ricordo insieme a voi.

 

Elio Vittorini nasce in Sicilia da padre ferroviere e muore, precocemente, a Milano il 12 Febbraio 1966.

A 16 anni scappa dalla Sicilia per dirigersi in Friuli Venezia Giulia, dove tra un lavoro e l’altro, comincia a coltivare la sua passione per la letteratura, conoscendo Curzio Malaparte.

 

Nei primi anni ’30, sulla rivista Solaria, uscirono i suoi primi racconti come “Piccola Borghesia” o “Nei Morlacchi”; scrivendo su questa rivista lo si definisce un “solariano, ossia un’antifascista, europeista, universalista, antitradizionalista…”. Qualche anno più tardi pubblica il romanzo “Il Garofano Rosso”, opera giovanile di successo.

 

Coltiva, intanto, l’amore per l’America e per la lingua inglese, con la quale ha un rapporto variegato; riesce a leggere e a tradurre testi, ma nel parlato fatica. Traduce così molti libri di Edgar Allan Poe, Faulkner, etc. fintanto che accanto al ruolo di traduttore affianca quello di promotore della cultura americana e del mito dell’America, nell’Italia del regime fascista, legata alle tradizioni e ancora poco sviluppata.

 

Negli anni successivi scrive il romanzo che l’ha reso celebre, “Conversazione in Sicilia”, e partecipa poi attivamente alla Resistenza, sia come autore clandestino sia come operante sul campo.

 

Continua la sua vita di scrittore, dedicandosi sovente alla politica, fin quando la sua salute fisica peggiora, debilitandolo notevolmente. Così dirige per Mondadori la collana “Nuovi Scrittori Stranieri” e per Einaudi “Nuovo Politecnico”.

 

Elio Vittorini muore appunto oggi; per celebrarlo, a breve, mi recherò in libreria, a comprare un suo romanzo…

 

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