Il Crack Sindona

Mistero, finanza, criminalità, banche, investimenti privati, borsa, Stati Uniti, Milano, Giorgio Ambrosoli, Giulio Andreotti, Cosa Nostra Americana, Licio Gelli, Roberto Calvi, Crack Sindona, Aricò, salvatore della Lira, P2, Franklin National Bank di Long Island, estradizione, ergastolo, cianuro di potassio..

Facessimo un brainstorming, ovvero usassimo una di quelle tecniche di problem solving che servono a chiarirsi le idee su un certo argomento, le parole da utilizzare per descrivere la figura di Michele Sindona sarebbero più o meno codeste elencate.

Michele Sindona è stato tutto questo e ancora di più; giovane dattilografo siciliano, laureato in Giurisprudenza nel 1942 con una tesi sul Principe di Machiavelli, commercialista per numerose imprese e consulente per affari legali-finanziari all’ombra della Milano bene, banchiere delle Banca Privata Finanziaria e investitore in vari istituti di credito nazionali e internazionali, amico dei poteri forti, dello IOR e del clero tutto, di Giulio Andreotti e di tanti potenti americani, nemico di Giorgio Ambrosoli e della Banca d’Italia, fino a essere mandante di un attentato e capro espiatorio di varie e confuse vicende politico – finanziarie vicine a Licio Gelli della P2.

Una vita vissuta al limite, al limen delle regole e delle normative, essendone profondo conoscitore e persona sveglia da saperle manipolare a proprio piacimento.

Condannato a reclusione perenne sia negli Stati Uniti sia in Italia, l’ergastolo per lui doveva essere il compagno degli ultimi anni di vita.

Il cianuro di potassio gli evitò suddetta lenta agonia e prigionia, togliendolo dal mondo e dalla memoria di quanti, ancora oggi, più o meno, attuano comportamenti illeciti senza rendersi conto di quanti predecessori abbiano commesso le medesime velleità…

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