Lo statista De Gasperi

Nell’anno del 70° Anniversario della Repubblica Italiana non si può non ricordare Alcide De Gasperi, uno dei primi statisti che l’Italia abbia conosciuto. Il 3 Aprile ricorrevano i 135 anni della sua nascita, avvenuta nell’odierno Trentino Alto Adige.

De Gasperi fu un politico a tutto tondo, protagonista di varie fasi della vita pubblica italiana, a partire dalla Prima Guerra Mondiale e dal successivo periodo fascista in cui fece opposizione, per quanto possibile, tra le fila del Partito Popolare di Don Luigi Sturzo, fino a quando venne arrestato alla stazione di Firenze S.M.N. nel 1927 insieme alla moglie.

A causa di questo fatto fu condannato a 4 anni di reclusione e a una forte multa; dopo la scarcerazione divenne collaboratore soprannumerario presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.

Negli anni seguenti fu protagonista del passaggio dal fascismo alla Repubblica, ricoprendo ruoli di prestigio nel nuovo Stato, da Presidente della Repubblica ad interim a Presidente del Consiglio fino a Ministro degli Affari Esteri e dell’Interno, collaborando con Enrico De Nicola o Luigi Einaudi, veri e propri padri della democrazia italiana.

Si batté molto per evitare sanzioni pesanti all’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, mostrando debolezza solo sul caso Istria; al tempo stesso ottenne un grosso prestito dagli Stati Uniti che consentì di rivitalizzare il Paese e i rapporti con il potente alleato americano.

Oltre ai suoi successi politici fu coinvolto in fatti inerenti la Chiesa Cattolica e un periodico denominato Candido, che comunque non intaccarono l’amore e il fascino che molti italiani nutrivano nei suoi confronti.

Fu uno dei fondatori della nuova DC e proprio per questo sostenuto e sostenitore dell’azione vaticana, tanto che ancora oggi è aperta la causa di Beatificazione.

Sul letto di morte, alla figlia, Alcide De Gasperi proferì tali parole:

<<Adesso ho fatto tutto ciò ch’era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice: ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là, col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana non si rassegna a lasciare ad altri l’oggetto della propria passione incompiuto>>.

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