Il maestro Filippo Brunelleschi

Ogni mattina la Torre Guinigi e le Mura della città di Lucca mi accompagnano nel mio percorso per raggiungere il posto di lavoro. Il panorama è piacevole, certamente salutare, considerando la cura e la pulizia degli ambienti circostanti. Niente a che vedere, però, con il percorso giornaliero che compievo quando studiavo a Firenze…, costeggiare Santa Maria del Fiore, osservare la facciata e la Cupola del Brunelleschi.

Già… la Cupola, solenne, alta, immensa, possente, simbolo di una Firenze dimenticata che univa cotto, pietra, marmo, maestria, cultura, tecnica.

Filippo Brunelleschi era l’architetto totale, colui che poggiava i suoi progetti sul classico legato al contemporaneo, colui che scommetteva sull’autotenuta della Cupola contro gli scettici e i maligni, colui che andava all’Impruneta e sceglieva personalmente i mattoncini con cui erigere l’opera, la persona che mostrava agli scalpellini come scalpellare o posizionava dei rifornimenti di vivande e cibo nelle zone del cantiere a più stretto pericolo.

Filippo Brunelleschi era tutto questo e molto altro; sapeva concepire lo spazio come una nuova virtù, intuiva come aumentare la passione per il bello estetico del suo committente preferito, Cosimo de’ Medici, e seppe trasporre la sua erudizione per le strade e le piazze di Firenze, diventando il protagonista assoluto di Santissima Annunziata piuttosto che di San Lorenzo o la Cappella dei Pazzi.

Filippo Brunelleschi oggi lo possiamo approfondire sul sito dell’Opera del Duomo o visitando il nuovo museo o ancora, forse la maniera più semplice e genuina, passeggiando per Firenze, e di tanto in tanto alzando lo sguardo verso l’orizzonte.

Image courtesy of Mariano Mantel by Flickr