L’uomo del compromesso storico, Aldo Moro

Più che l’uomo della DC, Aldo Moro, è ricordato da tantissimi italiani per la brutale morte a cui fu sottoposto dalle Brigate Rosse e dalla precedente prigionia che subì, in una periferia romana.

Aldo Moro era nato il 23 Settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce, diplomandosi a Taranto e laureandosi a Bari.

Ebbe un ruolo centrale nello sviluppo della Democrazia Cristiana e nel governo dell’Italia post guerra, della quale fu più volte Presidente del Consiglio, Ministro della Giustizia, degli Affari Esteri e dell’Istruzione.

La sua figura fu rilevante per la strategia dell’attenzione rivolta al Partito Comunista guidato da Enrico Berlinguer, con il quale dette vita al cosiddetto compromesso storico, un accordo che permetteva a DC e PC di ragionare insieme su questioni di vitali importanza per l’Italia.

Nei giorni in cui l’accordo fu ratificato, venne rapito dalle Brigate Rosse, tenuto prigioniero per 55 giorni e successivamente ucciso e lasciato nel bagagliaio di un automobile in Via Caetani, nei pressi della sede della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista.

La vicenda è stata raccontata in moltissimi libri, film e documentari, ma quello che a mio parere fotografa la situazione in maniera esaustiva è il libro di Ferdinando Imposimato, “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia”.

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