L’inquietudine di Eugenio Montale

Eugenio Montale era uno dei cardini della letteratura italiana del Novecento, Premio Nobel per la Letteratura nel 1975. Era un  poeta a tutto tondo. Le sue opere sono un pilastro della scuola italiana. Oggi, il poeta avrebbe compiuto 120 anni, dato che nacque il 12 Ottobre 1896 a Genova.

Di seguito potete leggere alcune sue poesie, estratte da Ossi di Seppia o Xenia, le raccolte di testi poetici maggiori del poeta genovese.

Spesso il male di vivere

Spesso il male di vivere ho incontrato: 
era il rivo strozzato che gorgoglia, 
era l’incartocciarsi della foglia 
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio 
che schiude la divina indifferenza: 
era la statua nella sonnolenza 
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Cigola la carrucola del pozzo

Cigola la carrucola del pozzo, 
l’acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un’immagine ride.
Accosto il volto ad evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro…
Ah che già stride
la ruota, ti ridona all’atro fondo,
visione, una distanza ci divide.

Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Image courtesy of Valentina Storti by Flickr